PERCORSO NATURALISTICO DEL FIUME MARTA - APPROFONDIMENTI
I SITI ARCHEOLOGICI: LE NECROPOLI
- CASALE PORCARECCIA – ROCCA RESPAMPANI/MONTEROMANO: Con questo nome vengono individuate un gruppo di tombe etrusche scavate nella rupe tufacea, nelle vicinanze di Rocca Respampani. Di queste tombe, una sola è ancora pressoché integra mentre, le altre tre sono state rimaneggiate a seguito della loro trasformazione in stalle per animali. In origine queste tombe dovevano essere tutte del tipo “tomba a camera con loculi”; si tratta di tombe con ampia camera rettangolare e copertura a botte, diffuse tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale.
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- NECROPOLI ARA DELLA REGINA: Sulla vetta del colle orientale (Pian della Regina) si ergono le imponenti rovine del più grande tempio etrusco fino ad oggi conosciuto, il tempio appunto dell' Ara della Regina, dove il panorama è veramente interessante, davanti si vede tutta la necropoli di Monterozzi e la verde valle del San Savino. Rimasto fin dall'antichità sempre parzialmente in vista e quindi oggetto di massicce spoliazioni, il monumento fu interamente riportato in luce e restaurato nel 1938. Si ignora a quale divinità fosse dedicato e solo recentemente se ne è proposta l'identificazione con Artumes, l'omologa etrusca di Artemis - Diana. I grandiosi resti oggi visibili sono in massima parte il risultato di una ricostruzione del monumento della prima metà del IV secolo a.C. Si tratta di un grande altare fiancheggiato da una sorta di recinto, orientato ad E/SE e costruito su un enorme terrapieno artificiale contenuto da muri a blocchi di calcare; Il tempio è decentrato verso il Nord rispetto al grande basamento, cosi da lasciar spazio ad oriente e a mezzogiorno ad un ampio terrazzo interrotto sulla fronte da una scenografica scalinata incorniciata da due avancorpi; dal terrazzo una rampa centrale tra due ali a gradini conduce al podio dell'edificio sacro consistente in una cella preceduta da uno spazio articolato con colonne e fiancheggiata da due corridoi (alae) aperti sulla fronte. Nel corso del III sec. a.C. tutta la parte posteriore dell'edificio venne ristrutturata e le tre camerette, poste sul fondo della cella destinate forse ad ospitare altrettante statue di culto, furono allora rimodellate.
- NECROPOLI MADONNA DELL’OLIVO e ARA DEL TUFO: A poca distanza dal centro urbano, la necropoli della Madonna dell’Olivo, si articola su tre gradoni, con monumenti riferibili all’età ellenistica. Tra le tombe di maggiore interesse, sono presenti: la Tomba del Sarcofago delle Amazzoni (situata nel gradone intermedio), a due camere, all’interno della quale è stato ritrovato un sarcofago con Amazzoni risalente alla seconda metà del IV secolo a.C.; tre Tombe della famiglia dei Curunas (IV – II secolo a.C.), collocate nel gradone inferiore, dove è stato rinvenuto un ricchissimo corredo funerario (Museo Archeologico Nazionale di Tuscania).L’importanza della necropoli è dovuta anche alla presenza della Grotta della Regina: ipogeo, risalente all’età ellenistica, che si sviluppa su tre livelli. Da un lungo e ripido dromos si raggiunge una camera sepolcrale, di forma irregolare, dalle quale partono una serie di cunicoli circolari; sotto questo primo livello sono presenti altri due livelli costituiti da un intreccio di cunicoli, in parte ancora inesplorati. Il nome “Grotta della Regina” deriva da una leggenda, secondo la quale al momento della scoperta era presente all’interno dell’ipogeo una immagine, raffigurante una donna con una corona in testa, che si sgretolò all’istante. Adiacente a quella della Madonna dell’Olivo, troviamo la necropoli dell’Ara del Tufo, dove sono presenti tombe a tumulo con tamburo circolare; dagli scavi condotti in questa zona, si è arrivati alla datazione del sito, che sarebbe da collocare tra il VI e V secolo a.C., senza dubbio il più antico mai rinvenuto fino ad ora a Tuscanica. Non si tratterebbe delle classiche sepolture ma di qualcosa di diverso, con porte di ingresso e disposizioni interne sicuramente originali, tanto da far pensare ad una sorta di tempio fuori dai canoni tradizionali.
- NECROPOLI PIAN DI MOLA e LA PESCHIERA: La necropoli di Pian di Mola è dotata di un’imponente sfilata di tombe rupestri, in maggioranza con forma a casa e tetto a due falde, riferibili al VI secolo a. C., oltre a tombe di epoca tardo – ellenistica che hanno conservato una serie di sarcofagi fittili di produzione locale, e tombe rupestri a dado come la “Tomba a casa con portico”. Quest’ultima risale alla prima metà del VI secolo a. C. ed ha una forma monumentale: all’interno è presente un atrio su cui si aprono due camere con banchine; all’esterno era preceduta da un portico con quattro colonne; il tetto, a doppio spiovente, era arricchito da decorazioni architettoniche e scultoree. I reperti rinvenuti nella necropoli sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Tuscania. La Peschiera si trova sul fronte opposto a quella di Pian di Mola, e si compone di apparati architettonici del periodo arcaico orientalizzante, frutto di una committenza di medio ceto sociale. Di particolare interesse la tomba del dado, a forma di casa. La Peschiera è tra i sepolcreti più facilmente accessibili; scoperta nel 1967, la tomba della Peschiera, costituisce un esempio di raro e insolito realismo, infatti si tratta di un blocco rettangolare con tetto a spiovente e doppia cornice alla sommità delle pareti; i lati brevi recano un piccolo timpano, all’interno la ripartizione spaziale si articola in tra camere precedute da un andito con i relativi letti funebri.
- NECROPOLI SAN POTENTE: è localizzata ai piedi di Tuscania, sulla sponda sinistra del fiume Marta. La necropoli è attraversata dall’antica via Clodia, che proprio in questo punto guardava il fiume Marta e di cui ancora esistono poche tracce di basolato; La necropoli è esattamente al centro dell’asse Pian di Mola/Ara del Tufo ed è praticamente di fronte alla Tomba della Regina. Nella zona si trovano tracce di interventi umani per un periodo lunghissimo, che va dal villanoviano al tardo Medioevo, infatti, in un particolare punto della necropoli, accanto ad un condotto idrico etrusco che penetra nel tufo per decine e decine di metri, ci sono i ruderi di una cappella medioevale dedicata a San Potente, che fa dedurre che si tratta di uno dei rari esempi di chiesa precarolingia (di cui parla addirittura una bolla papale della metà del settimo secolo). Un altro elemento di stupore quotidiano è la presenza di centinaia di tombe di tutte le tipologie (a tumulo, a camera, a fossa).
I SITI STORICO - ARTISTICI
- PONTE FRA CIRILLO: Dalla rocca Respampani, si scende poi verso la valle del Torrente Traponzo e percorrendo per un tratto l’antica Via Clodia, si arriva al Ponte medievale di Fra' Cirillo, dal nome di FRA CIRILLO ZABALDANI, uno dei precettori responsabili dell’edificazione del maniero. Questo ponte venne chiamato anche Ponte della Pietà, perché nella sua struttura era presente un “altare” oggi ancora in parte conservato, al cui interno, in origine, doveva forse esistere una qualche immagine sacra riproducente una Pietà. Una leggenda vuole che venne costruito in una sola notte sul fiume Traponzo tra il 1661 e il 1665.
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- CASTELLO DI ANCARANO E PIAN FASCIANO: Su due picchi travertinosi contrapposti e separati dal Fiume Marta, troviamo i resti di due castelli: Ancarano e Pian Fasciano che ricadono rispettivamente nei territori di Tarquinia e Tuscania. L’incastellamento della zona risale probabilmente tra il X e il XII secolo, sappiamo infatti con certezza che nel 1364 era già un “castellare”, con territorio adibito al pascolo. Dalle rispettive sommità si domina l'ampia valle solcata dal Marta, elemento di discontinuità e di confine, interrotto da un guado nel punto in cui il corso d'acqua compie un'ampia ansa. Le prime notizie di Ancarano, risalgono al IX secolo in una bolla del papa Leone IV; nel 1263 fu sottomesso a Tuscanica, mentre nel XIII secolo fu trasformato in “Castrum”. Nel 1317, Ancarano venne parzialmente distrutto nella lotta tra gli Orsini ed i Farnese. Continuamente al centro di conflitti feudali fra altre famiglie patrizie per essere raso al suolo nel XV secolo. Oggi, sono ancora visibili le torri agli spigoli del pentagono che forma la pianta del maschio centrale e alcune parti delle fortificazioni esterne. Di Ancarano sono visibili i resti del maschio centrale a pianta pentagonale, con una torre per ciascun angolo, e parte delle fortificazioni di una seconda cinta muraria esterna. Di Pian Fasciano, (alla destra del fiume Marta, alla confluenza con il fosso della Mignattara) rimane ancora ben visibile la cortina muraria sulla tagliata artificiale intercalata da torri. All'interno resistono ancora molti resti di ambienti pertinenti alle fortificazioni.
- CASTEL’ARALDO: I ruderi della chiesa e del sito templare di Castel’Araldo, sono situati sulla strada Tuscanese, a circa 3 Km da Marta, su di un piccolo sprone alla sinistra del fiume Marta. Castel Araldo, fu fondato tra la fine del XII e il XIII secolo dai monaci Templari a difesa della strada che portava da Tuscanica a Marta. L’importanza di questo castello, è attestata dalla partecipazione del suo precettore, insieme agli abati ed ai vescovi della regione, al Parlamento di Montefiascone. Dopo lo scioglimento dell’ordine dei Templari, il castello subì numerose trasformazioni: passò all’ordine di San Giovanni in Gerusalemme, occupato nel 1434 dalle compagnie di ventura, cominciò a decadere per poi essere unito alla contea di Toscanella. Distrutto nel 1459 dagli abitanti di Canino, venne di nuovo infeudato all’ordine dei Gerosolimitani, perché ricostruissero la rocca, ma il che non avvenne e Castel’Araldo rimase in rovina.
- ROCCA RESPAMPANI - ROCCA VECCHIA: A pochi km dalla necropoli di Norchia, a valle verso il torrente Traponzo, percorrendo un tratto dell’antica Via Clodia, si arriva a scorgere i resti dell’ antica Rocca Respampani; questo castello detto anche “Roccaccia”, ormai allo stato di rudere, sorse forse intorno al XI secolo su un luogo quasi del tutto inespugnabile, infatti, lo sprone su cui sorge l’abitato è delimitato da due fossi: il Catenaccio ed il Traponzo, che sfocia poi nel fiume Marta. Questo castello medievale sorse intorno al X secolo, era cinto da una imponente fortificazione che inglobava anche una chiesa il cui campanile è ancora visibile. L’importanza fin dall’antichità etrusca e romana di questa zona è testimoniata dai resti a poca distanza, di tre ponti, sui quali passavano tre strade di quell’epoca: il primo si trovava sul torrente Rigomero; il secondo sul Leia ed il terzo sul Traponzo; da questa posizione si controllava la Via Clodia ( antica arteria consolare romana che attraversava il territorio di Monte Romano per collegare i traffici tra Roma e Saturnia e che fu per secoli attraversata dai pellegrini diretti all’Urbe) e questo spiega perché questo insediamento fu ripetutamente conteso dalle città limitrofe. La Rocca nel corso della sua storia vivrà momenti difficili, divenendo più volte vittima delle ripetute distruzioni legate sia agli eventi bellici , che alla furia dei terremoti. Della rocca, Nonostante il deperimento delle strutture che ancora oggi continua , si può apprezzare l’imponenza della cinta muraria, dalla quale svetta il campanile ed i resti dell’antica pieve disposta fuori l’abitato e le torri del mastio. Le vicende medievali della rocca, hanno inizio nel X secolo fino alla sua completa rovina intorno al 1356.
- ROCCA RESPAMPANI - ROCCA NUOVA: Vero gioiello di architettura rurale del Seicento, che si erge solitario tra campi coltivati ed aree adibite a pascolo; opera dell’architetto Canio Antonietti ed edificata per volere dei precettori del Pio Istituto a partire dal 1606, come testimonia una lapide posta sull’architrave dell’ingresso principale, la quale ci dice anche che questo nuovo castello fu eretto per sostituire un antico maniero, quello della “Rocca Vecchia”. Rocca Respampani, prevede una disposizione a “C”, articolata intorno ad un ampio cortile quadrato interno con porticato coperto da volte a crociera, con torri agli angoli, Il tutto circondato da un profondo fossato scavato nel tufo; della nuova Rocca, sappiamo che fu edificata per ospitare un palazzo/fattoria, per ospitare il governatore ed il suo seguito di funzionari, ma in grado di accogliere anche famiglie contadine. Ben presto la storia dell’edificazione del castello si intreccerà con quella del nuovo borgo di Monte Romano, così, venute meno le motivazioni che avevano sostenuto l’edificazione del maniero, i lavori vennero interrotti a metà del XVII secolo.
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- SAN GIUSTO: A circa 4 km a sud di Tuscania, si trovano i ruderi del complesso di S. Giusto, composto dall’Abbazia e dal castello. l’Abbazia, viene già nominata come chiesa prima del X secolo; tra il XII e il XIII secolo da questa chiesa dipendevano diverse chiese e castelli della zona, tanto che, l’importanza del monastero ci viene confermata dal Formulario Malvolti, dal quale si apprende che l’abate di San Giusto era tenuto a partecipare al Parlamento. È nel 1295 che le cronache di Tuscanica, ricordano che, essendovi rimasti solo 6 monaci, essa venne concessa al monastero romano di S. Anastasio. Rimasta ancora in piedi dopo il terremoto del 1349, non si hanno più notizie fino al 1460, quando viene venduta come tenuta. Nel XVI secolo, faceva parte delle Tenute date alla Dogana dei pascoli, con il nome di Piano di San Giusto, che corrisponde all’odierna Bandinella di San Giusto.
- CHIESA DI SAN POTENTE: Chiesetta dedicata a San potente ed ubicata nell’attuale tenuta del Guado Antico, “Casa Caponetti”; questa chiesa è situata lungo la via Clodia. Non abbiamo elementi per indicare l’epoca della sua costruzione, ma possiamo ipotizzare che tenuto conto che la via Clodia comincia a perdere la sua importanza intorno all’anno Mille, la chiesa deve essere sorta diverso tempo prima del Mille, cioè quando la Via Clodia svolgeva ancora la sua funzione di collegamento tra L’Etruria e Roma. Tra gli archivi della città di Tuscania, le uniche notizie da riferire alla chiesetta sono: nel 1217 il sacerdote Detaiuti era preposto ad officiare la chiesa di S. Potente, inoltre viene concesso al sacerdote due pezzi di terra, ambedue posti nella contrada S. Potente. In un altro documento del 1371, dove è contenuto l’inventario dei beni immobili del Capitolo della Cattedrale di S. Pietro in Tuscania sono nominate numerose chiese tra le quali quella di S. Potente, nominata sia come chiesa che come contrada. Infine nella relazione del 1704 dell’abate Antonio Barbacci, vengono elencate le chiese ancora in essere e quelle ridotte a rudere, tra quest’ultime compare il nome di S. Potente.
I SITI NATURALISTICI
- RISERVA NATURALE DI TUSCANIA: La Riserva Naturale di Tuscania, istituita nel 1997 con la L.R. 29, si estende per 1901 ha. L'Ente Gestore è la Provincia di Viterbo che, in collaborazione con il Comune di Tuscania, la gestisce con le finalità di garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione del territorio e delle risorse naturali e culturali dell'area, tutelare e recuperare gli habitat naturali, conservare le specie animali e vegetali, promuovere lo sviluppo economico e sociale delle comunità locali interessate e valorizzare le risorse naturali a fini educativi e ricreativi. La Riserva "ospita" al suo interno ben due Siti di Importanza Comunitaria (SIC): Fiume Marta (alto corso) ed il SIC Sughereta di Tuscania, individuati e perimetrali dalla Comunità Europea per la presenza di habitat e specie "a rischio" e per questo considerate aree di particolare interesse naturalistico.
- LE SALINE DI TARQUINIA: La Riserva Naturale di Popolamento Animale "Salina di Tarquinia" è stata istituita nel 1980 con un Decreto del Ministro dell'Agricoltura e Foreste e del Ministro delle Finanze. Il territorio dell'area protetta, esteso per circa 170 ettari, copre una fascia litoranea nel comune di Tarquinia. La sua istituzione è finalizzata alla protezione dell'ambiente ma anche al ripopolamento di alcune specie animali sottoposte a studio e ricerca da parte di organismi pubblici e privati.Collegate con l'impianto portuale di Gravisca, che risale almeno al VII secolo Le vicende del complesso manifatturiero hanno inizio tra la fine del secolo XVII e gli inizi del XIX quando Pio VI, nel 1802, affidò a Giuseppe Lipari l'incarico di creare una Salina (la cui produzione avrebbe dovuto sopperire al fabbisogno di Roma e dei centri del versante tirrenico, a seguito della dismissione delle Saline di Ostia) nella zona del Carcarello, tra la Torre di Corneto e il fosso del Mignone. La realizzazione incontrò subito delle difficoltà: gli abitanti della città, preoccupati che l'impianto avrebbe potuto procurare insalubrità dell'aria, indussero il Papa a rivolgersi al Tribunale Supremo della Consulta, il cui parere rassicurò i cittadini. Pertanto vennero ripresi i lavori di costruzione, portati a termine nel 1805. Dopo l'Unità d'Italia l'impianto passò al Governo Italiano che dal 1862 aveva istituito il regime di monopolio per la produzione e vendita del sale, attive sino agli anni '70 dello scorso secolo. attualmente la produzione è definitivamente cessata. Oggi il borgo, in parte ancora abitato dagli addetti alla Salina, ospita gli Uffici Direzionali e la Stazione del Corpo Forestale dello Stato. Nella Riserva troviamo due tipi principali di vegetazione, quella che cresce sulla duna costiera soprattutto graminacee, e quella che vive negli ambienti della salina troviamo soprattutto delle piante succulente, quali la Suaeda fruticosa e l'Inula chritmoides, la Salicornia europaea e la Sarcocornia perennis. Sebbene si tratti di un ambiente salmastro, la Riserva si presenta come un'area umida di grande valore naturalistico, in cui sono presenti diverse specie di uccelli, stanziali e di passo. Tra di essi ricordiamo la garzetta (Egretta garzetta), l'airone cinerino (Ardea cinerea), il fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber), il Cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus) e la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides).
- LA “CANNARA”: Dall'alto medioevo è arrivata sino a noi la originale costruzione della "Peschiera" denominata la Cannara. Questo edificio documentato sicuramente dall'alto medioevo, è peraltro attribuito agli Etruschi che, forti delle loro conoscenze tecniche di idraulica, deviarono il corso del fiume e realizzarono un ponte sbarramento che conteneva griglie capaci di filtrare tutto il pescato in movimento dal lago al mare. La preda più importante era rappresentata dalle anguille-capitone che nel periodo autunnale intraprendevano il viaggio verso il mare obbedendo agli istinti della riproduzione. La Cannara, luogo famoso, unico per la cattura delle anguille, che in abbondanza arricchivano le mense dei pontefici, tanto che fu di diretta proprietà del Papa di Roma. Viene nominata da Dante nella sua “Divina Commedia” a proposito del papa francese Martino IV, inserito nel girone dei golosi nel Purgatorio. Questa peschiera fu attiva e laboriosa fino alla II guerra Mondiale, mentre oggi dopo un periodo di relativo abbandono è stata acquistata all'inizio degli anni ottanta dai Signori Faggiani-Valmaggi che restaurarono la costruzione conservando gelosamente le antiche configurazioni murarie e provvidero a porre in essere lungo le rive del fiume un giardino fluviale di circa un ettaro di estensione con rose, gigli, lilla, peonie, violette ed il grande fior di loto.
- L’ACQUAFORTE E LE TERME: L'Acquaforte è una sorgente di acqua sulfurea, che si trova a nord dell'abitato di Tuscania in località San Savino. Non è un vero e proprio monumento di Tuscania, ma per la sua storia e l'importanza di un tempo può essere considerato tale. In epoca romana, Tuscania possedeva le sue terme, come del resto era usanza di Roma e di ogni suo municipio. Di queste terme rimane oggi poco, presso la salita per S. Pietro, distrutte purtroppo durante la prima guerra mondiale. Una via abbastanza transitata doveva essere quella di fondovalle, che, risalendo il corso del Maschiolo, conduceva fino all'Acquarella, dove predominava il fresco verde degli orti, che producevano verdura e frutta in abbondanza, tanto da essere chiamata nei documenti medioevali "Valle dell'Oro" o "Valle Aurana". Qui i cittadini di Tuscania hanno realizzato i "bagni", utilizzando proprio le acque calde e sulfuree del torrente. Tale zona ha poi perso la sua importanza, ma ancora gli anziani ricordano quando, da ragazzi, andavano all'Acquaforte prima a bere l'acqua e poi a fare il bagno nella rudimentale piscina, ricavata qualche centinaio di metri a monte della sorgente.
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- CASCATA DELLA SALOMBRONA: Unico sbarramento naturale lungo il fiume Marta è la cascata della Salombrona che comporta un salto di circa 10 m, essa si inserisce nel tracciato originale del fiume, a circa 11 km dal Lago di Bolsena.
- I CAMINI VULCANICI DEL TORRENTE TRAPONZO (testo del Dott. Geol. Piero Ciccioli): Sotto il profilo geologico, i camini vulcanici, hanno la peculiarità di presentare, all’interno della propria sequenza stratigrafica, uno degli affioramenti rocciosi strutturalmente più articolati e maggiormente potenti di Nenfro. Il Nenfro è un ‘litotipo’ (ovvero ‘tipo di roccia’) particolarmente significativo nell’ambito della Tuscia, in quanto esso è stato utilizzato dagli insediamenti etruschi locali come materiale lapideo per la produzione dei sarcofagi e, in minor misura, per la realizzazione di tombe rupestri. Le principali testimonianze attualmente conosciute di questo secondo uso sono rappresentate da alcuni monumenti funebri conservati presso la necropoli di Norchia e in prossimità di Roccarespampani. Dal punto di vista della genesi geologica, il Nenfro è una roccia originatasi dall’accumulo e dal conseguente raffreddamento di prodotti effusivi emessi durante un’attività vulcanica. Il flusso di materia che ha originato il Nenfro è fuoriuscito dal vulcano, ormai estinto, di Paleo-Bolsena, la cui ubicazione è in corrispondenza dell’attuale lago di Bolsena. Dalla bocca di emissione, il deposito si è esteso sino a coprire un’area di circa 150 Km2. I camini vulcanici del torrente Traponzo, si presentano con un geometria spaziale sub-orizzontale e uno sviluppo verticale medio di circa 15 m. Lo strato di Nefro (roccia) posa direttamente sopra un basamento sedimentario costituito da tutta una serie di calcari e calcari marnosi di colore variabile dal grigio al giallo che si trovano mescolati ad argille.
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- LE SOLFORATE (testo del Dott. Geol. Piero Ciccioli): Questa imponente area rocciosa, che si trova a ridosso della riva del Fiume Marta, è stata creata da manifestazioni idrotermali legate al Distretto Vulcanico Vulsino. In parole povere, una parte dei gas mineralizzanti del vulcano di Bolsena risalgono in superficie, insieme a quantità variabili di vapor d'acqua, muovendosi lungo le fratture della roccia. Si possono osservare quindi i gas che gorgogliano a pelo d'acqua presso le rive del fiume.
L’area va visitata con molta cautela e da una certa distanza, poiché la miscela di gas che emerge dal sottosuolo è ricca di anidride solforosa (SO2), idrogeno solforato (H2S) e di elevatissimi tenori di anidride carbonica (CO2), questo, unitamente al fatto che i vapori esalano in una zona depressa, umida e poco ventilata, fa sì che si creino accumuli potenzialmente molto nocivi.