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Madonna
del Giglio
Bolsena
Sulla
vecchia via lastricata romana che congiungeva
Vulsini Novi con l'antica Vulsini
etrusca, diventata la medioevale Orvieto, sorge
il santuario di S. Maria del Giglio, dedicazione
che si trova registrata fin dal 1485, quando sul
sito si ergeva solo una modesta edicola con la
raffigurazione della Madonna in trono col Bambino.
Si racconta che la Madonna stessa indicasse la
sua preferenza per essere venerata nel luogo ove
ora sorge il santuario e l'attribuzione all'immagine
di poteri taumaturgici accese un sentito culto
che comportò l'affluire di offerte e donazioni
sempre più consistenti, gestite inizialmente
dai santesi ed in seguito affidate ai diversi
romiti che si avvicendarono nella custodia della
piccola cappella che includeva l'antica edicola
con l'immagine miracolosa. Uno di questi romiti,
certo fra' Francesco, intorno alla metà
del XVI secolo fece fondere una campana, tuttora
esistente, che reca un'iscrizione dedicatoria
alla Madonna del Giglio.
Con il passare del tempo, per il moltiplicarsi
delle pratiche devozionali, l'edicola fu ampliata
ed abbellita.
Nel 1512 il Comune stesso intervenne per accelerare
i lavori della fabbrica e per costruire un piccolo
romitorio nelle vicinanze; in tale occasione fu
imposta all'immagine una preziosa corona d'argento,
opera di Antonello di Piediluco.
Nel 1532 ne assunsero la cura i padri domenicani,
ma il loro soggiorno fu di breve durata.
Intorno al 1565 fu dato inizio ai lavori, che
si protrassero fin verso lo scorcio del secolo,
per la realizzazione di una chiesa edificata,
secondo le fonti, su disegni di certo maestro
(M)ignola da identificare probabilmente con il
Vignola.
Nel 1573 i Minimi di S. Francesco di Paola (Paolotti)
fecero richiesta di assumere la cura della chiesa,
ma la loro istanza non ebbe, probabilmente, alcun
seguito.
Solo nel 1592 vi si insediarono gli Agostiniani
e nei primi anni del '600 fu definitivamente affidata
ai Minori di S. Francesco che ancora vi officiano,
impegnandosi attivamente per dare un nuovo impulso
alla devozione.
L'attuale immagine della Madonna del Giglio, dipinta
su tela, non può assolutamente ritenersi
la primitiva effigie, intorno alla quale fin dalla
metà del XV secolo venne a crearsi la devozione
al santuario del Giglio.
Essa, probabilmente, sostituì la figura
più antica dipinta a fresco, distrutta
al momento della erezione della nuova chiesa agli
inizi del '600.
La sua realizzazione, quindi, va posta in diretta
relazione con l'arrivo nel convento dei Minori
francescani e riprende, quale prototipo, una delle
immagini mariane più venerate di Roma,
la Salus Populi Romani conservata nella
chiesa di S. Maria Maggiore, ritenuta dalla tradizione
una immagine-reliquia dipinta direttamente da
s. Luca.
La presenza del giglio sulla tela documenta come
questa copia sia stata realizzata direttamente
per il santuario bolsenese.
Inoltre la nuova immagine ricevette anche l'onore
dell'imposizione della corona anche se il mancato
rinvenimento della documentazione impedisce di
conoscere in quale anno, ipoteticamente da fissare
intorno al terzo decennio del '700.
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