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Centro di Catalogazione dei Beni Culturali

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Pubblicazione periodica semestrale del ccbc della Provincia di Viterbo

N. 17 - gennaio-giugno 2000


Madonna del Giglio
Bolsena

Sulla vecchia via lastricata romana che congiungeva Vulsini Novi con l'antica Vulsini etrusca, diventata la medioevale Orvieto, sorge il santuario di S. Maria del Giglio, dedicazione che si trova registrata fin dal 1485, quando sul sito si ergeva solo una modesta edicola con la raffigurazione della Madonna in trono col Bambino.
Si racconta che la Madonna stessa indicasse la sua preferenza per essere venerata nel luogo ove ora sorge il santuario e l'attribuzione all'immagine di poteri taumaturgici accese un sentito culto che comportò l'affluire di offerte e donazioni sempre più consistenti, gestite inizialmente dai santesi ed in seguito affidate ai diversi romiti che si avvicendarono nella custodia della piccola cappella che includeva l'antica edicola con l'immagine miracolosa. Uno di questi romiti, certo fra' Francesco, intorno alla metà del XVI secolo fece fondere una campana, tuttora esistente, che reca un'iscrizione dedicatoria alla Madonna del Giglio.
Con il passare del tempo, per il moltiplicarsi delle pratiche devozionali, l'edicola fu ampliata ed abbellita.
Nel 1512 il Comune stesso intervenne per accelerare i lavori della fabbrica e per costruire un piccolo romitorio nelle vicinanze; in tale occasione fu imposta all'immagine una preziosa corona d'argento, opera di Antonello di Piediluco.
Nel 1532 ne assunsero la cura i padri domenicani, ma il loro soggiorno fu di breve durata.
Intorno al 1565 fu dato inizio ai lavori, che si protrassero fin verso lo scorcio del secolo, per la realizzazione di una chiesa edificata, secondo le fonti, su disegni di certo maestro (M)ignola da identificare probabilmente con il Vignola.
Nel 1573 i Minimi di S. Francesco di Paola (Paolotti) fecero richiesta di assumere la cura della chiesa, ma la loro istanza non ebbe, probabilmente, alcun seguito.
Solo nel 1592 vi si insediarono gli Agostiniani e nei primi anni del '600 fu definitivamente affidata ai Minori di S. Francesco che ancora vi officiano, impegnandosi attivamente per dare un nuovo impulso alla devozione.
L'attuale immagine della Madonna del Giglio, dipinta su tela, non può assolutamente ritenersi la primitiva effigie, intorno alla quale fin dalla metà del XV secolo venne a crearsi la devozione al santuario del Giglio.
Essa, probabilmente, sostituì la figura più antica dipinta a fresco, distrutta al momento della erezione della nuova chiesa agli inizi del '600.
La sua realizzazione, quindi, va posta in diretta relazione con l'arrivo nel convento dei Minori francescani e riprende, quale prototipo, una delle immagini mariane più venerate di Roma, la Salus Populi Romani conservata nella chiesa di S. Maria Maggiore, ritenuta dalla tradizione una immagine-reliquia dipinta direttamente da s. Luca.
La presenza del giglio sulla tela documenta come questa copia sia stata realizzata direttamente per il santuario bolsenese.
Inoltre la nuova immagine ricevette anche l'onore dell'imposizione della corona anche se il mancato rinvenimento della documentazione impedisce di conoscere in quale anno, ipoteticamente da fissare intorno al terzo decennio del '700.

 

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