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Madonna
della Cavarella
Farnese
La
dedicazione di S. Maria della Cavarella deriva
da una graziosa immagine della Madonna col Bambino
originariamente dipinta sulla parete tufacea in
un tratto incavato di una strada rurale che collegava
il centro abitato con il territorio.
La costruzione della chiesa, iniziata nel 1577
su progetto di maestro Sallustio e già
conclusa nel 1584, doveva rappresentare una sistemazione
di maggior decoro per la ...istessa immagine
et figura della Madonna di via Cavarella...,
staccata dal suo sito originario e trasportata
all'interno dell'edificio per aver miracolosamente
liberato le campagne farnesane dal terribile flagello
delle cavallette -una devastante calamità
che affliggeva, sullo scorcio del XVI secolo,
gran parte dei territori italiani-.
La documentazione evidenzia in modo palese come
il progetto di realizzazione del santuario sia
nato in risposta a precise esigenze della comunità
di Farnese sullo stimolo della grave sventura
che prostrava la già misera economia agricola
locale; una consolidata tradizione locale, invece,
vuole la chiesa eretta come ringraziamento per
il felice esito di un parto di Camilla Lupi di
Soragna, moglie di Mario Farnese, signore di Latera
e Farnese. Non sussiste contraddizione, però,
tra il dato documentario e la tradizione: quest'ultima
è frutto di un atto di appropriazione collegato
all'assunzione del patronato della chiesa da parte
della famiglia Farnese.
La maggiore attenzione dei signori locali si esprime
inizialmente col pagamento delle sole necessità
per il sostentamento del rettore, poi nella commissione
della ricca decorazione di stucchi e pitture che
ornano l'interno, affidata all'opera del pittore
bolognese Anton Maria Panico.
Gli stucchi e le pitture trasformano il piccolo
ambiente in uno scrigno prezioso e fanno contorno
alla quattrocentesca immagine miracolosa della
Madonna; tra le pareti e le vele della copertura
una cornice di stucco con decorazione classicheggiante
e profusione di gigli araldici, che compaiono
con ossessiva frequenza in ogni punto della chiesa,
viene a creare una netta cesura.
Il
sapiente gioco delle comici riparte ognuna delle
vele in vari riquadri campiti da storie maria-ne,
figure allegoriche, motivi ornamentali pertinenti
al repertorio antiquario, paesaggi e trompe
l'oeils imitanti aperture finestrate. Negli
interspazi tra le cornici si snoda un formulano
fantastico di putti giocosi, animali, finte statue
marmoree e medaglioni all'antica, ricchi encarpi
di frutta e ortaggi, simulacri di divinità
pagane, esseri semi-divini e fantastici. Lo stravagante
esoterismo che alligna in queste figurine trova
una sua chiave di lettura nell'influenza culturale-iconologica
del pensiero alchemico, familiare anche nella
piccola corte farnesiana. La dimensione intellettualistica
connessa a questa campagna decorativa si sovrappone
alla più immediata e semplice religiosità
espressa nella sacra immagine miracolosa venendo
a creare una sorta di doppio binario devozionale:
uno tradizionale in rapporto alle funzioni preservative
connesse con l'immagine della Vergine protettrice
delle campagne; l'altro espressione di un cerebrale
cenacolo di iniziati rimasto, per i più,
completamente muto.
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