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Centro di Catalogazione dei Beni Culturali

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Pubblicazione periodica semestrale del ccbc della Provincia di Viterbo

N. 17 - gennaio-giugno 2000


Madonna della Cavarella
Farnese

La dedicazione di S. Maria della Cavarella deriva da una graziosa immagine della Madonna col Bambino originariamente dipinta sulla parete tufacea in un tratto incavato di una strada rurale che collegava il centro abitato con il territorio.
La costruzione della chiesa, iniziata nel 1577 su progetto di maestro Sallustio e già conclusa nel 1584, doveva rappresentare una sistemazione di maggior decoro per la ...istessa immagine et figura della Madonna di via Cavarella..., staccata dal suo sito originario e trasportata all'interno dell'edificio per aver miracolosamente liberato le campagne farnesane dal terribile flagello delle cavallette -una devastante calamità che affliggeva, sullo scorcio del XVI secolo, gran parte dei territori italiani-.
La documentazione evidenzia in modo palese come il progetto di realizzazione del santuario sia nato in risposta a precise esigenze della comunità di Farnese sullo stimolo della grave sventura che prostrava la già misera economia agricola locale; una consolidata tradizione locale, invece, vuole la chiesa eretta come ringraziamento per il felice esito di un parto di Camilla Lupi di Soragna, moglie di Mario Farnese, signore di Latera e Farnese. Non sussiste contraddizione, però, tra il dato documentario e la tradizione: quest'ultima è frutto di un atto di appropriazione collegato all'assunzione del patronato della chiesa da parte della famiglia Farnese.
La maggiore attenzione dei signori locali si esprime inizialmente col pagamento delle sole necessità per il sostentamento del rettore, poi nella commissione della ricca decorazione di stucchi e pitture che ornano l'interno, affidata all'opera del pittore bolognese Anton Maria Panico.
Gli stucchi e le pitture trasformano il piccolo ambiente in uno scrigno prezioso e fanno contorno alla quattrocentesca immagine miracolosa della Madonna; tra le pareti e le vele della copertura una cornice di stucco con decorazione classicheggiante e profusione di gigli araldici, che compaiono con ossessiva frequenza in ogni punto della chiesa, viene a creare una netta cesura.
Il sapiente gioco delle comici riparte ognuna delle vele in vari riquadri campiti da storie maria-ne, figure allegoriche, motivi ornamentali pertinenti al repertorio antiquario, paesaggi e trompe l'oeils imitanti aperture finestrate. Negli interspazi tra le cornici si snoda un formulano fantastico di putti giocosi, animali, finte statue marmoree e medaglioni all'antica, ricchi encarpi di frutta e ortaggi, simulacri di divinità pagane, esseri semi-divini e fantastici. Lo stravagante esoterismo che alligna in queste figurine trova una sua chiave di lettura nell'influenza culturale-iconologica del pensiero alchemico, familiare anche nella piccola corte farnesiana. La dimensione intellettualistica connessa a questa campagna decorativa si sovrappone alla più immediata e semplice religiosità espressa nella sacra immagine miracolosa venendo a creare una sorta di doppio binario devozionale: uno tradizionale in rapporto alle funzioni preservative connesse con l'immagine della Vergine protettrice delle campagne; l'altro espressione di un cerebrale cenacolo di iniziati rimasto, per i più, completamente muto.

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